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Il castello ha bisogno di un recupero che si traduca in servizi migliori per chi ci abita, oltre che in una valorizzazione adeguata delle sue numerose emergenze artistiche e monumentali. Queste sono notevoli, e tutte intrise della storia millenaria del borgo, dato che Uzzano ha avuto una vita religiosa e civile molto intensa. Nel castello vi fu un convento, intitolato a S.Francesco ed a S. Elisabetta, francescane, che si dedicavano anche all’educazione delle fanciulle; esso venne soppresso nel 1773, ma ne resta ancora il seicentesco oratorio dedicato a S. Antonio da Padova, interessante come pure un altro coevo oratorio, detto del Canale, dedicato alla Vergine e rifatto su una precedente costruzione. Nelle vicinanze, al Torricchio, c’è poi anche un’altra chiesa e un convento, dei Padri Cappuccini. Delle fortificazioni, di cui solo qualche avanzo è ancora visibile - ma quasi nulla rimane della rocca che si ergeva nella parte più alta del paese e che fu demolita nel 1832, essendo ormai in rovina - si sa che erano assai munite. Resti delle mura appaiono incorporati in abitazioni. Le porte erano tre : una vicina alla chiesa, detta Porta Tassinaia e ora scomparsa; la Porta Nuova in direzione di Pescia, e la cosiddetta Porta delle Pille, che ancora oggi funge da ingresso del Paese. Queste ultime due appaiono abbastanza ben conservate. Della rocca, come è già accennato, rimangono solo memorie, nomi di castellani, documenti della Signoria di Firenze in merito al suo mantenimento ed al mantenimento dei custodi. Originariamente doveva essere residenza dei signori di Montechiari e di Uzzano, che abbiamo gia ricordato come primi feudatari dell’antico castello. Fra i nomi dei castellani che si sono avvicendati nella custodia del fortilizio ricordiamo un Ghiberto di Nerio Ghiberti ed uno Zanobi di Corso Ricci. Notevolissimo, sempre in tema di edilizia civile, il trecentesco palazzo comunale di Uzzano, che è uno dei più insigni della Valdinievole, degno di figurare accanto a quello Buggianese, a quello di Massa, a quello di Montevettolini. Sorretto da grossi pilastri in pietra, è di maestosa forma squadrata, con un loggiato al piano terreno e monofore al primo e secondo piano. La deturpazioni che aveva subito nel corso dei secoli sono state per quanto possibile eliminate attraverso un restauro eseguito nel 1926.Una vecchia descrizione ci dà questa immagine del suo interno : “ A terreno erano : la sala con sotto il pavimento tre buche profonde per la conservazione dei cereali; indi il forno, la cantina e la scuderia. In quella sala dal cui soffitto pendeva una lanterna che durante la notte ardeva di continuo, i magistrati rendevano giustizia, si rogavano gli atti, si concludevano gli affari pubblici e privati. Una scala ripida conduceva al piano superiore a tetto, dove oltre due camere, era la sala del consiglio circondata di cassapanche e con in mezzo la ringhiera, specie di pulpito riservato a chi voleva parlare; ad una delle pareti stava collocato il gonfalone. La facciata con finestre a sesto acuto, era tutta in pietra, così pure il terrazzo.
Davano ingresso al palladio due archi, pure a sesto acuto, dove stavano affissi i pubblici atti. Qui risiedeva il podestà, che era di quarto grado e che metteva di cauzione 2400 fiorini”. La Chiesa dei SS. Iacopo e Martino è comunque la più alta testimonianza artistica di Uzzano. Come filiale della Chiesa di Santa Maria di Pescia, essere risulta nel catalogo delle chiese Lucchesi del 1260. Originariamente dotata del titolo di rettori, ebbe il privilegio del fonte battesimale con una bolla del 17 giugno del 1388 firmata da Urbano VI, anche se solo nel 1443, dopo una nuova sentenza del vescovo di Lucca Baldassare Magni l’acquisizione del fonte divenne effettiva. Nel 1625 la chiesa fu eretta a Pieve, e più tardi divenne arcipretura. Situata a poca distanza dal Palazzo del Podestà, là si raggiunge con un breve tratto di strada in ripida salita. A nave unica, ha una spendida facciata sormontata da un colonnato ed ornata da un rosone e da una lunetta in marmi bianchi e verdi di Prato, ed è fiancheggiato da una elencate torre campanaria con bifore. L’interno è in pietra con soffitto ligneo e capriate in vista; l’abside, quadrata, fu costruita nel XVI secolo in luogo di quella originale. La chiesa era stata trasformata in stile barocco nella seconda metà del XVII secolo, e vi era stato aggiunto, sul davanti, un loggiato sovrastato da due stanze di abitazione che copriva completamente la facciata. Però, un restauro eseguito fra il 1880 ed il 1890 ha riportato l’edificio al primitivo splendore, eliminando quasi tutte le sovrastrutture barocche. Il suo patrimonio artistico è di rilievo, anche se purtroppo desta un certo allarme lo stato di conservazione dell’interno, che necessita di interventi abbastanza profondi e complessi : consolidamento e risanamento delle murature e restauro dei tetti. La decorazione architettonica del portale, lo abbiamo già detto, è interessante. Presenta tre stemmi a bassorilievo raffiguranti un’aquila, il giglio ed il fuoco, ed un frontone in marmo bianco a foglie scolpite sopra lo stipite. fra le opere che l’edificio sacro racchiude - alcune mancano per restauri, altre non hanno conservato la loro originaria collocazione - meritano di essere segnalate diverse cose. Fra le sculture va citato un S.Antonio Abate cinquecentesco, simile alle coeve sculture dell’Ospedale del Ceppo; un’altra terracotta policroma raffigurante la Vergine, risalente ai secoli XVI - XVII; il Crocifisso ligneo seicentesco dell’altra maggior opera in verità segnata da un tono popolareggiante; un altro discreto Crocifisso ligneo risalente al XIX secolo. Molto belli sono il fonte battesimale, in marmo biancoscolpito, con bacchiature e stemma nella parte centrale della vasca sovrastate da un galero ( due pesci, un giglio e una rosella ), e notevole soprattutto per il magnifico coperchio in legno, con quattro gambe scanalate, intagli a gocciolatoio e modanature, simile a quello ammantassero di S.Maria dell’Umiltà a Pistoia. L’altare maggiore, settecentesco, viceversa non presenta pregi particolari. Fra le pitture meritano di essere segnalati : S.Girolamo, S.Rocco e S.Verdiana, tela tardomanierista interessante per la complessità del soggetto e per la buona esecuzione; S.Rocco e S.Sebastiano, una tela seicentesca che incornicia un quadro della Vergine col Bambino; lo Sposalizio della Vergine, opera del XVII secolo attribuita ad Alessio Geminiani, notevole per la costruzione della scena e per qualche particolare ( soprattutto il vestito alla spagnola del personaggio di sinistra ); l’Annunciazione cinquecentesca, tradizionalmente attribuita a G.B. Naldini; il S.Francesco che riceve le stimmate, tradizionalmente attribuito al Cigoli ed analogo a diverse sue opere, ma più probabilmente copia dal Cigoli dell’Uzzanese Alessandro Bardelli, pittore di non trascurabili doti e personaggio di primo piano fra gli illustri che Uzzano può vantare - insieme a Zacchia di Antonio, pittore del XVI secolo, Pier Vincenzo Barsanti, autore nel Settecento di una vita di Savonarola, Vincenzo Salvioni, poeta scrittore ed oratore morto nel 1650 -; i Quattro Profeti, affresco nella volta a destra entrando collocabile nel XVI secolo, di artista locale; l’incoronazione della Vergine, una tela espressamente dipinta per Uzzano come attestato dalla presenza dei Santi titolari della chiesa; S. Caterina d’Alessandria e S.Maria Maddalena, due olii su tela datati 1606 ed eseguiti da un pittore, Ippolito Bruno, non altrimenti noto. Infine la seicentesca urna reliquiario contenente lo scheletro di S.Innocenzo, in legno intagliato e dorato; l’acquasantiera romanica a destra entrando, con decorazioni stilizzante a bassorilievo; l’altare seicentesco di destra in pietra serena scolpita; un bell’armadio di sacrestia cinque - seicentesco; due discrete croci astilli argentee del XVIII secolo ed un bel calice d i un secolo precedente. Resta da accennare alla località detta il Castellaccio, dove si ritiene essere stata in antico la rocca di Tobbiana, appartenuta agli Orlandi. Ed alla presenza, ad Uzzano, di Giacomo Puccini, che nella villa dei Lavoratti ed in quella dei Conti Orsi, poi Anzilotti, fu più volte ospite, e che proprio ad Uzzano compose parte della Bohème. Tra l’altro il Maestro fu anche Presidente Onorario della locale Sezione Cacciatori della Valdinievole, che aveva sede appunto nella Villa Lavoratti, contribuendo anche attivamente alla stesura del “ Primo Testo Unico sulla Caccia ”, qui redatto. La presenza del maestro, ed i ricordi che ha lasciato ad Uzzano, hanno suggerito anche una organizzazione museale delle memorie rimaste, a testimonianza della presenza, nell’antico castello, del grande musicista. Si può infine ricordare che da Uzzano con un paio di chilometri di strada, si può giungere al Poggio di Pianacci, che costituisce uno splendido terrazzo che con i suoi circa 500 metri di altitudine offre dei panorami assolutamente indimenticabili ( nelle belle giornate si può anche vedere la pianura dove si adagia Firenze, ed uno scorcio di mare ). |
Estratto dalla Tesi di Laurea degli Architetti Luca Michelotti e Marco Maltinti:
Dalla lettura stratigrafica al progetto conservativo. Un'architettura storica ad Uzzano Castello.
Università degli Studi di Firenze. A.A. 1995 - 1996.
Il rapporto tra la planimetria del Catasto Leopoldino1 e quella del Catasto attuale2 congiuntamente all'analisi diretta delle strutture architettoniche consentono di rilevare una forte analogia fra i sistemi insediativi, che evidenzia come certi interventi di trasformazione, peraltro molto limitati, si fossero già verificati a livello di tessuto urbano.
La morfologia insediativa legata alla realizzazione di tre cinte murarie si articola in una sorta di sviluppo radiocentrico a partire dal nucleo generatore della Rocca altomedievale. L'ultimo circuito murario (fase Trecentesca), seppure parzialmente rimosso o crollato racchiude ancora oggi tutte le fasi di evoluzione del pae-se; i perimetri anteriori sono leggibili sia nella tipologia delle strutture abitative sia nella presenza sporadica di brani di muratura qualitativamente molto elevata presente in alcuni edifici.
L'edificio denominato Villa Forti, posto nella zona di contatto tra la seconda e la terza cinta muraria, sembra assumere un ruolo strategico nel contesto difensivo urbano.
Un'analisi condotta a livello stratigrafico ha focalizzato numerose similitudini a livello di apparecchiatura muraria tra la parte basamentale dell'edificio e le fortificazioni del paese. Esaminando le tecniche costruttive afferenti ai tre periodi principali si eviden-ziano brani di muratura realizzati con filaretti in pietra squadrata, seppur grossolanamente, di grosso e medio taglio con scarse tracce di finitura. Nell'ultima fase, questa tecnologia costruttiva sopravvive accanto ad una mista che fa largo uso del laterizio, di bozze in pietra dal taglio più limitato e di ampi giunti di malta. Tuttavia molto spesso gli elementi in laterizio risultano frammentari o sicuramente frutto di aggiunte successive integrate alla muratura con un abbondante utilizzo del legante: questi rimaneggiamenti estesi a tutto il circuito difensivo denunciano una serie di interventi effettuati presumibilmente dopo la seconda metà del Trecento, quando Uzzano, passato nell'area di influenza fiorentina, deve provvedere a rafforzare le fortificazioni danneggiate nella nuova ottica antilucchese.
Inoltre la lettura e l'interpretazione di alcuni elementi architettonici, quali le aperture ad arco in laterizio e le tecniche di assemblaggio degli elementi lapidei, lasciano ipotizzare una ristrutturazione pressoché sincronica delle fabbriche abitative, che potrebbe riferirsi anch'essa alla fiorente fase edilizia del tardo Trecento3.
Con il dominio Fiorentino, infatti, il paese di Uzzano vive una relativa tranquillità politica ed economica a cui probabilmente corrisponde un periodo di interventi edilizi molto diffusi, talvolta destinati esclusivamente a migliorare la qualità delle residenze.
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Il castello di Uzzano sorge sulla sommità di una specie di promontorio che si protende verso la pianura distaccandosi dal sistema orografico che costituisce la pendice meridionale del preappennino centro-occidentale.
Il suo territorio fu compreso nell'area di contatto fra le popolazioni etrusche e liguri apuane fino al secolo III a. C., quando venne ricompreso nel territorio soggetto a Roma, circa a metà strada fra le colonie di Pistoria (Pistoia) e Luca (Lucca).
Favorito dalla presenza di una importante arteria di collegamento fra Firenze e il mare Tirreno, la via Cassia Clodia, esso fu colonizzato da agricoltori che hanno lasciato il loro segno nella toponomastica locale. La vicinanza delle città e la facilità di collegamento con esse impedì però la costituzione di insediamenti a carattere urbano.
In epoca longobarda Uzzano ospitò una fortificazione a guardia del traffico che, a fondovalle, percorreva la viabilità più importante; essa divenne poi una delle sedi di una famiglia feudale di stirpe longobarda, i Da Uzzano appunto, il cui primo esponente fu un certo Sigismondo, già morto nel 937. Costoro estesero il loro potere fra Uzzano appunto e il poggio di Vivinaia (attualmente Montecarlo), ove possedettero la fortezza di Montechiari e il monastero di San Martino a Colle.
Ben presto il loro potere, fondato su estesi possedimenti terrieri, venne sostituito da quello di un Comune rurale, di cui si hanno notizie a partire dal 1202. Uzzano rimase nell'orbita del Comune cittadino di Lucca sino al 1339, quando, al termine di decenni di lotte crudeli e sanguinose, fece atto di sottomissione ai conquistatori fiorentini, cui si serbò fedele sino all'ultimo. Sotto Firenze, Uzzano fu comunità importante, sede di podesteria e di cancelleria, anche grazie alla sua importanza dal punto di vista strategico, situata com'era sul confine fra il Fiorentino e la Lucchesia. Essa rimase compresa entro il Vicariato di Pescia ma conservò sino al Settecento una notevole autonomia sul piano istituzionale.
Il suo territorio sin dalle origini restò distinto in una porzione di collina e una di pianura, che, col passare del tempo, iniziarono a manifestare caratteristiche economiche e culturali diverse. Questo dette origine ad una rivalità accesa che, negli anni Sessanta del Novecento, portò alla costituzione del Comune di Chiesina Uzzanese; esso comprende il territorio pianeggiante del Comune di Uzzano, sino al bordo delle alture.
Oggi il Comune di Uzzano, rimasto il depositario di alcune delle più interessanti testimonianze della storia di questa zona, sta riscoprendo una naturale vocazione turistica.
Alberto Maria Onori.
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