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Patrono di Uzzano è San Martino, alla cui figura è legata una famosa leggenda.
La leggenda di San Martino
…”Era l’11 novembre: il cielo era coperto, piovigginava e tirava un ventaccio che penetrava nelle ossa; per questo il cavaliere era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero. Ma ecco che lungo la strada c’è un povero vecchio coperto soltanto di poveri stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo. Martino lo guarda e sente una stretta al cuore. “Poveretto – pensa – morirà per il gelo!” E pensa come fare per dargli un po’ di sollievo. Basterebbe una coperta, ma non ne ha. Sarebbe sufficiente del denaro, con il quale il povero potrebbe comprarsi una coperta o un vestito; ma per caso il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo. E allora cosa fare? Ha quel pesante mantello che lo copre tutto. Gli viene un’idea e, poiché gli appare buona, non ci pensa due volte. Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto. “Dio ve ne renda merito!” balbetta il mendicante, e sparisce.

San Martino, contento di aver fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, mentre un ventaccio rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena. Ma fatti pochi passi ecco che smette di piovere, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l’aria si fa mite. Il sole comincia a riscaldare la terra, obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Ecco l’estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare il bell’atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio. Quella notte sognò che Gesù Cristo si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso; quando Martino si risvegliò, il suo mantello era integro.”

San Martino di Tours nacque nel 316 a Sabaria, in Pannonia (corrispondente all’attuale Ungheria), da famiglia pagana e morì il 10 novembre 397. Suo padre era un tribuno militare dell’esercito dell’Impero romano. Gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Con la famiglia si spostò a Pavia e, quindicenne, in quanto figlio di un ufficiale, dovette entrare egli stesso nell’esercito. Quando era ancora un soldato ebbe la famosa visione che segnò il suo destino; tale sogno ebbe un impatto talmente forte su Martino che egli si fece battezzare il giorno seguente ad Amiens e divenne cristiano. Decise di lasciare l’esercito nel 356 e divenne un monaco nei pressi della città di Tours, sotto la protezione del vescovo Ilario di Poitiers. Martino si adoperò per la conversione alla cristianità della popolazione gallica, facendo molti viaggi per predicare nella Francia centrale e occidentale, soprattutto nelle aree rurali, demolendo tempietti ed altari pagani. Nel corso di questa opera ispirò più risentimenti che adesioni, ma l’evangelizzazione riuscì, perché egli si fece protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano. Diventò estremamente popolare e nel 371 fu eletto Vescovo di Tours a voce di popolo . Martino si rifiutò di vivere nella città e fondò invece un monastero, detto di Marmoutier, a poca distanza dalle mura, che divenne la sua residenza. Morì a Candes nel 397; il suo corpo fu accompagnato a Tours da 2000 tra monaci, vergini e persone comuni e lì fu sepolto l’11 novembre. La sua tomba divenne oggetto di molti pellegrinaggi e su di essa venne eretta una straordinaria basilica. La sua vicenda è nota grazie alla Vita di San Martino, composta dal suo discepolo Sulpicio Severo; è considerato il patrono dei soldati ed è stato uno dei santi più popolari dell’Europa occidentale, tanto che gli sono state dedicate molte chiese.

Numerose sono le tradizioni legate alla ricorrenza di San Martino (11 Novembre). In Svezia e in Danimarca, ad esempio, è tradizione che si mangi l’oca. La storia narra che il Papa volesse a tutti i costi nominare vescovo Martino, ma che egli fosse talmente umile da non desiderare tale titolo; si nascose in un convento sperando di non essere scoperto. Vi erano però delle oche che, essendo animali chiassosi, quando videro lo sconosciuto monaco cominciarono a far rumore, facendolo scoprire. Da allora ogni anno un’oca viene arrostita, è una specie di punizione.

In Germania e in altri paesi la festa di San Martino somiglia molto a quella di Halloween. I bambini si vestono in maschera e la sera del 10 novembre fanno un corteo portando in mano dei lumini accesi. Anche loro vanno di casa in casa cantando una canzone e facendosi regalare dolcetti e soldini.
A Uzzano, invece, in occasione di San Martino, patrono del paese, gli uomini erano soliti riunirsi al circolo per dar vita alla festa dei peori. Dopo una cena esclusivamente vegetariana, ma accompagnata da vino a volontà, i peori con le corna in testa uscivano indossando lunghi abiti e formavano una processione che parodiava quelle religiose. Si recavano tutti alla casa dello sposo più recente, il peoro novo, che, vestito come un re, veniva accompagnato sotto il baldacchino al Palazzo del Capitano. La festa si prolungava fino alle ore piccole in grande allegria. L’invito alla manifestazione era esteso anche ai paesi vicini, con la raccomandazione “non venite tutti, sennò siamo troppi”. La tradizione è stata mantenuta fino ad una decina di anni fa.
Oltre a questa usanza legata alla festa di San Martino, un’ altra usanza presente sul territorio si incontrava il martedì grasso, in cui si era soliti bruciare in piazza il pagliaccio che rappresentava il carnevale; i ragazzi preparavano fasci di paglia alti anche due metri, li accendevano e con questi fasci accesi ballavano intorno al pagliaccio cantando canzoni di carnevale, poi li bruciavano. Con questo rito, che si perde nella notte dei tempi, si bruciava sì il carnevale, ma anche il male; in origine, infatti, questo era un rito propiziatorio per purificare la terra al suo risveglio prima che iniziasse il nuovo ciclo.
A maggio, poi, per le feste grosse a Pescia in onore del Santo Crocifisso (e questa tradizione è ancora viva), gli uzzanesi offrivano l’olio alla Chiesa della Maddalena per alimentare la lampada votiva perennemente accesa di fronte alla miracolosa immagine. Tra le numerose manifestazioni che si svolgono a Uzzano segnaliamo qui la tradizionale Fiorita, che si tiene annualmente in occasione della ricorrenza del Corpus Domini. La manifestazione prevede la decorazione delle strade del centro storico con composizioni di petali di fiori raffiguranti immagini sacre.
   
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